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Come trasformare il dolore in nuova forza d'amore ?



In questa fase di riapertura, dopo l’agognata attesa, sento sempre più persone soffrire, sentirsi disorientate, stanche, spossate e tristi, esposte emotivamente, come avessimo tutti i nervi scoperti, e mi ci metto pure io. Si parla di ritorno alla normalità, tuttavia, la riapertura delle attività commerciali e la mobilità inter-regionale non significa ritorno alla normalità. Semmai, andrebbe specificato, lo è secondo il paradigma economico, ma siamo lontani anni luce dalla regolarità del cuore. Se non riconosciamo che lo slogan “ritorno alla normalità” è illusorio, si genera una trappola di malessere in cui rimaniamo imbrigliati.


Nel Decameron scritto durante la Quarantena Covid-19 avevamo enfatizzato l’importanza dell’amore come linfa vitale, il valore di vivere in contesti rassicuranti e in grado di creare le condizioni per esprimere il meglio di noi. Avevamo previsto come il distanziamento sociale prolungato, il clima di paura, la tensione e il controllo creassero un mood antitetico al benessere psico-fisico. 

Data questa premessa, è possibile concludere che il dolore dell’anima che proviamo sgorghi dall’amore in tutte le sue forme: soffocato, vissuto al massimo e fallito? 


Vi sono tre modi principali in cui dolore e amore sono collegati.

1)Il dolore è provocato dal desiderio spezzato di amare, e si ha in presenza di rapporti d’amore che terminano per forza maggiore, per lutti o distacchi improvvisi e prematuri. Oppure nel rapporto con il senso più profondo di sé, come per esempio il desiderio di maternità o paternità, che il destino purtroppo non rende possibile per svariati motivi. Questo tipo di dolore genera la ferita dell’amore rubato.


2)Il dolore è causato dalla presenza dell’amore nei rapporti, dalla possibilità di viverne a pieno la bellezza. La gioia e la felicità che lo alimenta sono la stessa che generano la paura di perderlo, il timore che succeda il peggio, il mettere in dubbio di non essere in grado di provvedere al bene. Lo sperimentano i genitori verso i figli e i nonni verso i nipoti, i partner che si amano di quell’amore che rende la vita migliore, e non si vogliono perdere. Questo tipo di dolore genera la ferita dell’amore di cristallo.


3)Il dolore è causato dal fallimento dell’amore profuso, in modo persistente e inconsapevole, in relazioni tossiche. Sono caratterizzate da egoismo, pretesa, manipolazione, narcisismo, e si esprimono in violenza fisica, psicologica, affettiva ed emotiva. Da esse è consigliabile allontanarsi, però in alcuni casi ci sono sentimenti complessi che lo impediscono, almeno in parte. È il caso di rapporti tra figli e genitori, tra fratelli, tra genitori separati in contatto per crescere i figli. In tali relazioni, s’incorre spesso nella sconfitta, quindi nella frustrazione e nell’impotenza. Questo tipo di dolore genera la ferita dell’amore tossico.


Il dolore rappresenta le ferite dell’amore, questo prezioso e complesso sentimento dalle due facce, la gioia e il dolore, l’estasi e il tormento.  Elementi di un medesimo flusso energetico, formato da tinte chiare e solari, ma anche scure e pesanti; per viverlo al meglio è necessario superare il dualismo e la polarizzazione. La sfida non è mantenersi su una polarità e rifuggire l’altra, bensì diventare artisti, poeti e pittori, capaci di trasformare il mix di sentimenti in un’opera d’arte benefica. 

Questo vale sempre, a maggior ragione in questa seconda fase, che inasprisce le condizioni disfunzionali alla vita amorosa sana. Viviamo in uno scenario che incute maggior paura, ci sentiamo più vulnerabili fisicamente e psicologicamente, ma ci si richiede maggior energia e coraggio per costruire il futuro, e superare sfide socio-economica-culturale sempre più alte. Le condizioni create dalla gestione Covid-19, fase due, tendono a enfatizzare e alimentare le ferite.


Come si manifesta concretamente tale dolore? Le ferite del cuore si trasferiscono al corpo, drenano energia, invalidano le giornate. Il respiro è pesante o affannoso, il cuore sembra fermarsi o accelerare il suo battito, l’energia si blocca sullo stomaco, generando spossatezza e senso di vertigini. Si ha la sensazione di perdere lucidità mentale, che la testa sia annebbiata. Il corpo è un groviglio di dolore, che provoca uno sconvolgimento emotivo e ci lascia paralizzati dallo stupore e dalla tristezza. Viene spontaneo reprimere il dolore, congelarlo in una maschera che blocca ulteriormente l’energia. Maschere su maschere ci si gela. 


Come fare a superare il malessere, spesso invalidante, e trasformarlo in un nuovo flusso d’amore positivo? Come gestire concretamente il rapporto tra gioia e dolore? Come trasfigurare l’amarezza in forza comunicativa? Come prendersi cura di queste emozioni tristi e farle decollare in nuove opportunità di felicità? 


Le ferite intime dell’amore possono diventare spazi preziosi attraverso cui entrare in contatto con noi stessi. Sono il luogo della nostra vita interiore, della nostra vulnerabilità, ma anche della nostra identità e della nostra verità. Ma c’è un ostacolo interiore, ed è il fatto che la sofferenza fa paura perché è vista come fragilità, malattia, debolezza, per questo, in generale tende ad essere negata, oppure affrontata con la medicina, per eliminarla velocemente. 

Se accogliamo la tristezza e la fatica emotiva, possiamo raggiungere la forma più alta d’amore nel rapporto con noi stessi e con gli altri; essa risiede nella capacità di vivere le luci e le ombre delle nostre emozioni, e di utilizzarle come una tavolozza di colori per farne il miglior dipinto. 

Se impariamo a vedere il dolore come uno spiraglio di luce verso una forza nuova, riusciamo a starci dentro e a trasformarlo in poesia. 



Moira 

Cles, 25 maggio 2020




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